Una volta eseguite le opportune verifiche, le società idriche forniscono ai cittadini dei report periodici sulla qualità dell’acqua affinché possano essere consultati via web o sulle bollette dell’acqua. Sebbene non compaiano i contaminanti presenti nell’acqua potabile, all’interno di questi rapporti sono indicati i parametri principali che definiscono lo stato di salute dell’acqua. Due di questi sono il pH e il residuo fisso.

Il pH dell’acqua

Il pH consiste nella concentrazione di ioni di idrogeno presenti nell’acqua e la sua misurazione avviene su una scala da 0 a 14: il valore è 7 se la sostanza è neutrale, superiore a 7 se è basica, inferiore a 7 se è acida. Questo significa che se i valori sono di gran lunga superiori o inferiori al limite massimo consentito l’acqua è inquinata rispettivamente da basi o acidi forti. Stando al D.Lgs 31/2001, il valore deve essere compreso tra 6,5 e 9,5.

Residuo fisso a 180°

Chiamato anche residuo secco, il residuo fisso a 180° indica il contenuto di minerali ottenuti mediante evaporazione di un litro d’acqua a 180°. A essere misurato è appunto il precipitato residuo espresso in mg/L; più questo è pesante, maggiore è la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua sottoposta ad analisi. In base al peso del residuo fisso, l’acqua è definita come segue:

  • minimamente mineralizzata (o povera di sali): minore di 50 mg/L
  • oligominerale o leggermente mineralizzata: maggiore di 500 mg/L
  • mediamente mineralizzata: tra 500 e 1000 mg/L
  • ricca di sali: superiore a 1500 mg/L.

Il residuo fisso è spesso usato come parametro di confronto tra acqua del rubinetto e acqua minerale. Secondo il D.Lgs 31/2001 il residuo fisso non deve superare i 1500 mg/L, cioè per legge l’acqua potabile del nostro rubinetto non può contenere sali minerali in quantità eccessiva, perché sarebbe altrimenti considerata acqua terapeutica da consumare solo sotto stretto consiglio medico (e acquistabile solo in alcuni supermercati, presso i centri termali e in farmacia). Nelle acque italiane, e quindi nell’acqua potabile dei nostri acquedotti, sono presenti minerali come calcio, ferro, zinco, fosforo, sodio e potassio, e il residuo fisso si aggira generalmente intorno ai 188-730 mg/L, valori che indicano quindi un’acqua leggermente o mediamente mineralizzata.