Quando l’acqua contiene cloro al suo interno, può a volte presentare un odore sgradevole. Ne è un esempio la piscina con il suo odore quasi pungente e persistente. A influire su questa sensazione olfattiva poco piacevole è la trasformazione del cloro in ipoclorito di sodio, una sostanza disinfettante contenuta anche nella semplice Amuchina.

A cosa serve il cloro nell’acqua

Il cloro ha un notevole potere disinfettante, ha infatti la capacità di eliminare quegli inquinanti microbiologici che mettono a rischio la qualità dell’acqua destinata all’uso domestico. Affinché l’acqua possa essere considerata potabile, occorre ricordare che deve rispettare determinati parametri fisici, chimici e biologici: stando alla legge, l’acqua potabile deve per esempio essere caratterizzata dalla totale assenza di contaminanti e microrganismi pericolosi per l’uomo, come Escherichia coli, Enterococchi e Legionella.

Per proteggere l’acqua da eventuali contaminazioni e dal rapido moltiplicarsi di batteri mentre attraversa le tubazioni che dall’acquedotto raggiungono le case degli utenti, gli enti pubblici e i servizi idrici aggiungono al suo interno del cloro: questo trattamento prende il nome di “disinfezione dell’acqua” e viene ad esempio effettuato dopo aver eseguito dei lavori di manutenzione sulla rete idrica.

Il cloro è nocivo per la salute?

Di per sé la clorazione, cioè la disinfezione dell’acqua mediante cloro, non provoca danni alla salute. Ad essere nocivi, però, sono i suoi derivati organici e i suoi sottoprodotti come i trialometani, soprattutto se l’assunzione è prolungata nel tempo e se viene ingerito in grandi quantità: il corpo può, infatti, risentirne per via della diminuzione di vitamine e il danneggiamento della flora batterica.

Per quanto, quindi, il cloro sia una delle componenti chimiche migliori per disinfettare l’acqua potabile e garantirne la sicurezza, la presenza di cloro al suo interno non può superare certi limiti se si tratta di un’acqua da bere. Da questo punto di vista l’acqua della piscina ha paradossalmente più controindicazioni perché l’elevata quantità di cloro, che tende ad evaporare più facilmente quando la temperatura è più alta, può provocare irritazioni alle mucose o alle pelle delle persone più sensibili.

Il cloro influisce su odore e sapore

Oltre all’odore e alle possibili conseguenze legate all’eccessivo consumo di acqua potabile con cloro, la sua presenza all’interno dell’acqua va a inficiare anche il gusto. Il cloro, infatti, ha la capacità di alterare le caratteristiche organolettiche dell’acqua, e lo si percepisce soprattutto al mattino quando il rubinetto viene riaperto dopo aver fatto stagnare l’acqua nei tubi durante tutta la notte.

Una domanda, quindi, sorge ora spontanea: cosa è possibile fare se l’acqua del rubinetto dovesse avere un cattivo odore e sapore di cloro?

Filtrazione dell’acqua: come risolvere il problema del cloro

Molti pensano di risolvere il problema acquistando acqua in bottiglia (pratica dispendiosa e dal sicuro impatto ambientale negativo per via dell’eccessivo consumo di plastica). Si tratta, però, di un’azione che permette di arginare la questione solo in parte, perché l’acqua potabile con cloro viene comunque utilizzata per cucinare e preparare il caffè.

Una grande fetta di popolazione ignora, inoltre, il fatto che far bollire l’acqua o refrigerarla per alcune ora faccia evaporare solo il cloro libero, non i suoi sottoprodotti (trialometani) e altre componenti indesiderate (pesticidi, metalli pesanti e altri contaminanti).

L’unica soluzione è quindi quella di ricorrere a sistemi di filtrazione che possano risolvere la questione con facilità e in modo efficace, così da bere un’acqua dal sapore e dall’odore finalmente gradevoli, per di più a km 0 perché proviene dal rubinetto di casa.