Nell’eterno dilemma tra acqua potabile e acqua in bottiglia, quest’ultima ha spesso la meglio perché chi la consuma è convinto che l’acqua contenuta nelle bottiglie di plastica sia più controllata e salutare rispetto a quella che scorre dal rubinetto di casa. Un’indagine Istat del 2015 ha rivelato a riguardo che circa il 30% degli italiani ha un’opinione negativa sull’acqua dell’acquedotto e non si fida assolutamente di berla.

A confermare questa tendenza interviene anche il rapporto di Legambiente, secondo cui gli italiani sono i primi consumatori in Europa di acqua in bottiglia con una quantità pro-capite annua di oltre 200 litri. Ben il 65% della popolazione in Italia acquista acqua imbottigliata, facendo aggirare il numero di bottiglie consumate tra i 7,2 e gli 8,4 miliardi. Numeri allarmanti che derivano purtroppo da paure immotivate spesso frutto di una scarsa informazione.

La vendita di acqua in bottiglie di plastica è, infatti, spesso condizionata da luoghi comuni e falsi miti che le pubblicità contribuiscono ad alimentare. In qualità di consumatori è nostro dovere raccogliere tutte le informazioni possibili, al fine di compiere scelte consapevoli in ogni ambito della vita quotidiana, consumo di acqua compreso. Partiamo allora da qui: 5 miti da sfatare sull’acqua in bottiglia.

L’acqua in bottiglia è più controllata dell’acqua potabile degli acquedotti

Falso. La legge impone che l’acqua in bottiglia subisca controlli una volta all’anno da parte delle stesse aziende imbottigliatrici. L’acqua potabile destinata al consumo domestico è invece sottoposta a verifiche periodiche da parte delle società idriche e delle ASL: queste analisi sono molto più restrittive, col risultato di garantire la qualità di un’acqua che risulta essere quattro volte più monitorata rispetto a quella che viene acquistata nei supermercati.

L’acqua del rubinetto è trattata, l’acqua in bottiglia no

Falso. La realtà è che non sempre l’acqua venduta viene imbottigliata alla fonte; per separare certi composti come zolfo, ferro, arsenico e manganese, occorre trattarla con varie sostanze. L’acqua confezionata in molti Paesi del mondo non è minerale naturale e per il 45% dei casi si tratta di acqua purificata: al di fuori della comunità europea gran parte dell’acqua venduta è infatti purified water, cioè un’acqua che viene filtrata, trattata e messa in bottiglia.

Leggendo le etichette di certe acque è possibile inoltre notare come la presenza di determinati elementi nocivi (come nitrati e arsenico) venga per lo più omessa. D’altronde è la stessa legge a permettere che le informazioni riportate si limitino ad esempio a: caratteristiche generali, residuo fisso a 180°, conducibilità elettrica.

L’acqua in bottiglia è priva di cloro e altre sostanze, quindi è più salutare

Falso. Molte pubblicità presentano le acque in bottiglia come fossero dei prodotti per la bellezza e la salute del corpo, facendo leva sulla purezza e sugli effetti benefici dell’acqua imbottigliata: puntano a colpire il pubblico con slogan emozionali come “Puliti dentro, belli fuori”, “Le acque della salute”, “L’acqua che ti aiuta a sentirti giovane”, “L’acqua che elimina l’acqua”. È ovvio che il target da intercettare sia particolarmente interessato al benessere e alla forma fisica.

A differenza di quanto si pensi, però, la presenza di cloro nell’acqua di casa non è uno svantaggio: le tracce di cloro fungono da protezione contro le infezioni batteriche perché ne impediscono la diffusione. Questo non accade invece nelle acque in bottiglia all’interno delle quali possono nascere con più facilità proprio a causa dell’assenza di cloro.

In merito alla concentrazione o meno di certe sostanze nell’acqua in bottiglia, è importante sottolineare un aspetto importante: su molte etichette le unità di misura sono usate in maniera accorta per far sembrare che i vari elementi siano presenti in quantità minori. Ecco spiegato il motivo per cui alcuni produttori sono soliti indicare i parametri in g/L invece di mg/L (le cifre presentano, così, molti zeri, col risultato di aumentare l’appeal sui consumatori) quando si fa riferimento ad esempio al residuo fisso e al sodio contenuti nelle acque oligominerali. A tal proposito occorre ricordare che leggerezza e poco sodio non determinano la qualità superiore di un’acqua rispetto all’altra.

Le bottiglie di plastica sono tutte riciclabili

Falso. Non tutte le bottiglie di plastica possono essere riciclate e nel nostro Paese solo il 14% della plastica viene recuperata (cioè una quantità piccolissima). Per non parlare, poi, delle bottiglie di PET: nei processi di produzione queste sono altamente inquinanti perché per crearne circa 1750 da 1,5 litri occorre addirittura un barile di petrolio.

L’immagine ecologica che molte etichette vogliono evidenziare non corrisponde alla realtà: scrivere “PET 100% riciclabile” significa occultare il grave problema che la plastica rappresenta a livello ambientale (legato a ogni fase del processo: produzione, trasporto e smaltimento). Sottolineiamo che per decomporsi la plastica impiega in media 10 secoli.

Dei vari formati di bottiglia prodotti, la tipologia che ha maggiore impatto sull’ambiente a causa del rapporto sfavorevole tra acqua contenuta all’interno e quantità di plastica usata per realizzare la bottiglia è quella delle baby bottle (25 cl) che è possibile inserire in borsa e quella dei contenitori apri/chiudi effetto borraccia. Se però quest’ultima è possibile riempirla e riutilizzarla un numero notevole di volte, la bottiglietta viene cestinata una volta svuotata, andando così ad alimentare il volume della plastica che invade il pianeta.

L’acqua in bottiglia costa poco

Falso. In Italia il mercato dell’acqua in bottiglia ha un giro d’affari che oscilla tra i 7 e i 10 miliardi di euro. Ai produttori confezionare l’acqua non costa nulla e questa viene rivenduta con un ritorno economico notevole, facendo fatturare alle sole aziende imbottigliatrici circa 2,8 miliardi di euro.

Così come scritto all’inizio di quest’articolo, l’Italia vanta il primato in Europa per il consumo annuale di acqua in bottiglia a persona. Oltre alle spese ordinarie previste per l’acqua dell’acquedotto, ogni famiglia investe in media 12 € al mese per acquistare acqua minerale in bottiglia.

Il prezzo dell’acqua varia in base al marchio, più è famoso e più è caro; a questo si aggiunge un altro mercato che è caratterizzato da regole commerciali diverse, con prezzi incredibilmente elevati solo perché magari il design della bottiglia reca la firma di uno stilista oppure perché quel tipo di acqua è bevuto da un influencer o un personaggio famoso. Casi estremi, ma che possono far comprendere ancora di più quanto l’acqua in bottiglia sia tutt’altro che economica nel panorama locale e mondiale.